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QUAD... e Sostenibilità

Carissimi amici escursionisti,
sono sempre di più le grida di allarme che si alzano in merito alla degenerazione del concetto di sport all'aria aperta.

Come denuncia con forza lex Presidente del Consiglio della Comunità Montana del Matese, nella nota che segue, il fenomeno dei quod che scorazzano con arroganza in tutto l'Appennino sta diventando veramente insopportabile e insostenibile sia ambientalmente che socialmente con gravi ripercussioni anche sul turismo di qualità che, a fatica, si stava sviluppando anche nelle aree protette meno conosciute dell'Appennino.

Quad, moto da trial, da cross e quant'altro vengono pubblicizzate su siti internet come sport nella Natura.


Siamo davanti ad una pericolosa degenerazione del concetto di attività ricreative outdoor. Dobbiamo reagire con forza sia come responsabili istituzionali di Enti Parco, Comunità Montane,ecc. sia come mondo degli operatori di turismo ambientale a qualsiasi livello. Possiamo avere dalla nostra parte un grande consenso perchè
queste forme di turismo non creano economia ma anzi, nel tempo danneggiano quella di qualità.

Nel mio Parco ho dato l'ordine di vigilare con molta attenzione. In una riunione che si è tenuta ultimamente in Prefettura ho sollevato un altro problema molto sentito dagli abitanti dei piccoli borghi della Sabina che crea più di qualche problema di sicurezza. Mi riferisco al moto turismo da strada che sicuramente se fatto alla giusta velocità è una bella esperienza e porta anche delle micro-economie ma che non deve degenerare nelle corse lungo le piccole e tortuose strade di montagna mettendo a forte rischio quei cirttadini, soprattutto anziani che hanno ripreso a farsi la passeggiata fuori porta (riporto l'esperienza diretta di episodi preoccupanti di piccoli indidenti che si sono verificati nel territorio del mio Parco).

Morale della favola ; ma è possibile che per godere della Natura, si bebba farlo a cavallo di potenti motori molto rumorosi o mettendo a grave rischio gli abitanti dei nostri tanti bellissimi borghi ?

Al mondo dell'escursionismo rinnovo l'ennesimo appello ad alzare la voce a creare in questa battaglia alleanze concrete con gli abitanti ed operatori turistici locali .

Questo è un Paese che deve riprendere in mano la dimensione della cultura, quella più nobile; deve avere il coraggio di dire con forza che è la bellezza del paesaggio del nostro Appennino la chiave di volta della sua rinascita . Una bellezza fatta non solo di natura, biodiversità e storia ma anche di itinerari eno-gastronomici di scoperta di antichi e nuovi sapori e mestieri , ecc.

Forse è l'ora di fare ognuno la sua parte .
CAMMINIAMO CON COSCIENZA E CONSAPEVOLEZZA

COMUNICATO - Il Parco del Matese violentato dalle corse clandestine

“E’ vero, oggi questo territorio è ostaggio di pochi incivili che appiccano incendi soprattutto per il pascolo o che
distruggono i terrazzamenti inerpicandosi ovunque con i quod, danneggiando sia la proprietà privata che quella pubblica”.

L’ex presidente del consiglio generale della comunità montana Marco Fusco lancia l’allarme per la moda, l’hobby di questi nuovi automezzi che imperversano anche l’area matesina e chiede l’adozione di un apposito regolamento. “Le peripezie di questi scalmanati sono stati messi sulla rete e rappresentano una sorta di video – denuncia. Una situazione intollerabile - afferma Fusco - ma che ripropone l’attualità di una vera e propria emergenza che colpisce tutto il Matese. Quale emergenza? La mancanza di controlli. E così tutti violano la legge e lo fanno anche perché sanno di non correre rischi da noi. Basta un dato. La legge quadro sulle aree protette è la numero 394 del 6 dicembre 1991. L’articolo 11 di questa legge prevede l’approvazione, da parte degli organi statutari di un Parco, di “un regolamento” che serva a disciplinare ogni genere di attività all’interno di un’area protetta. Questo regolamento, chi l’ha visto? E così nel nostro bellissimo territorio ci si trova di fronte a una serie impressionante di vere e proprie violenze ambientali. Vedere quelle immagini – prosegue – sulla rete è un pugno nello stomaco per chi da sempre si batte per la salvaguardia e la valorizzazione di tutte le bellezze naturalistiche che rappresentano il valore aggiunto per un territorio sempre più mortificato da una classe dirigente poco attenta ai grandi temi sociali e sempre più arroccata su se stessa. Il Matese è anche l’abbandono inesorabile di vaste aree da secoli vanto delle nostre migliori tradizioni e radici.

Il Matese è anche la terra di conquista per chi realizza opere pubbliche senza, poi, fare interventi compensativi di risanamento e bonifica. Basta recarsi nella piana del capriatese per capire il livello dell’inaudita violenza fatta all’habitat naturale di siti di pregevole interesse comunitario. Questo ultimo scempio che denuncio pubblicamente (corse clandestine di quod) dovrebbe spingere tutti gli attori del territorio a creare le giuste coordinate, in materia di sviluppo durevole, in relazione alle politiche UE, nazionali e regionali.

E’ ora di uscire dal crepuscolo: mi rivolgo - prosegue il consigliere uscente di Fontegreca - soprattutto alle associazioni ambientaliste e alle tante sigle che portano avanti programmi, progetti, buone pratiche ma che non riescono, forse, a creare quella tanto auspicata rete e messa a sistema di tutto ciò che viene realizzato in fatto di salvaguardia e valorizzazione del territorio. Se si riuscirà a coniugare tutto questo, con le qualità ambientali e paesaggistiche del territorio e con la forte identità storica, che non ha assolutamente eguali, questo ambiente avrà un futuro. Tutto questo si acquisisce con la cultura dell’accoglienza. Ma questo si acquisisce nel tempo ed è inscindibile dalla conservazione del territorio che alle nostre latitudini spesso è professata solo negli intenti. Tuttavia è ora che nasca anche da noi un coordinamento di tutte le emergenze turistiche del nostro territorio.

La ricetta vincente è mettere in rete, cioè coordinare la fruibilità di siti come ad esempio il Castello di Venafro, il Museo archeologico, le strutture del Parco, il Museo della Winterline, la visita alla zona umida alle Mortine e alla Cipresseta di Fontegreca o al Parco della Memoria storica di San Pietro Infine. Ho citato solo a titolo di esempio questi siti senza allargarmi ai territori contermini altrettanto ricchi, che nell’insieme costituiscono un’attrattiva di notevole spessore incastonata in quello scrigno di diversità costituito dagli Appennini. Non posso tuttavia sottacere il disappunto per quei interventi conclusi con la programmazione 2000/2006 e ancora non fruibili. (Il Sannio)



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